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	<description>Emotional Freedom Techniques</description>
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		<title>Sulla riva della mente &#8211; storia buddista</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 10:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT per lo spirito]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno il Buddha stava attraversando una foresta. Era un afoso giorno d&#8217;estate e aveva molta sete; disse ad Ananda, il suo discepolo più vicino: «Ananda, torna indietro. Cinque o sei chilometri fa, abbiamo attraversato un ruscello. Porta un po&#8217; d&#8217;acqua, prendi la mia ciotola. Sono molto stanco e assetato». Era invecchiato&#8230; Ananda tornò indietro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un giorno il Buddha stava attraversando una foresta. Era un afoso giorno d&#8217;estate e aveva molta sete; disse ad Ananda, il suo discepolo più vicino: «Ananda, torna indietro. Cinque o sei chilometri fa, abbiamo attraversato un ruscello. Porta un po&#8217; d&#8217;acqua, prendi la mia ciotola. Sono molto stanco e assetato». Era invecchiato&#8230;<br />
Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il ruscello erano passati alcuni carri che avevano reso fangosa l&#8217;acqua. Le foglie morte che giacevano sul fondo erano sulla superficie; non era più possibile berla, perché si era intorbidita. Egli tornò a mani vuote e disse: «Dovrai aspettare un po&#8217;, andrò più avanti. Ho sentito dire che due, tre chilometri più avanti c&#8217;è un grande fiume. Porterò l&#8217;acqua da là».<br />
Ma il Buddha insisté: «Torna indietro e prendi l&#8217;acqua da quel ruscello». <span id="more-792"></span><br />
Ananda non riusciva a capire la sua insistenza, ma se il Maestro diceva così, il discepolo doveva eseguire l&#8217;ordine. Sebbene vedesse l&#8217;assurdità della cosa &#8211; camminare ancora per cinque chilometri, nonostante l&#8217;acqua non si potesse bere &#8211; si mise in cammino. Mentre partiva, il Buddha gli disse: «Non tornare se l&#8217;acqua è ancora torbida. In quel caso, siediti sulla riva in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel fiume. Siediti sulla riva in silenzio e osserva. Prima o poi l&#8217;acqua tornerà limpida, riempirai la ciotola e tornerai indietro».<br />
Ananda andò e il Buddha aveva ragione: l&#8217;acqua era quasi pulita, le foglie se n&#8217;erano andate, il fango si era depositato; ma poiché non era ancora totalmente limpida, egli si sedette sulla riva a guardare il fiume scorrere. A poco a poco divenne chiaro come un cristallo. Allora tornò indietro danzando: aveva capito l&#8217;insistenza del Buddha. In ciò che era successo c&#8217;era un messaggio per lui e l&#8217;aveva compreso. Diede l&#8217;acqua al Buddha e, ringraziandolo, gli toccò i piedi.<br />
Il Buddha disse: «Che cosa stai facendo? Sono io che dovrei ringraziarti, poiché mi hai portato l&#8217;acqua».<br />
Ananda rispose: «Adesso posso capire. Prima ero arrabbiato, non l&#8217;ho fatto vedere, ma lo ero perché pensavo fosse assurdo tornare indietro. Tuttavia, ora comprendo il messaggio: era davvero ciò di cui avevo bisogno in questo momento. Seduto sulla riva del fiume, ho capito che la stessa cosa accade con la mente. Se salto nel ruscello, lo sporcherò di nuovo. Se salto nella mente, si crea più rumore, cominciano a sorgere nuovi problemi. Seduto in disparte, ho imparato la tecnica.<br />
«Adesso anche con la mente mi siederò in disparte, osservandola in tutti i suoi problemi, la sporcizia, le foglie morte, le ferite, i traumi, i ricordi, i desideri. Imperturbato, starò seduto sulla riva, aspettando il momento in cui tutto sarà limpido.»</p>
<p style="text-align: justify;">Questo accade da sé, senza sforzo alcuno. Invece di restare immersi nel fiume di pensieri, ci si siede sulla riva della mente, senza darle più energia. Questa osservazione è la base della meditazione, che non significa &#8220;non avere pensieri&#8221;, ma esserne consapevoli, così da non identificarsi con essi.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><em><span style="font-size: small;">Tratto da &#8220;The Dhammapada: The Way of the Buddha&#8221; &#8211; Osho</span></em></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: center;"><em><strong>Scarica gratis Sbloccati! il manuale sulle tecniche di libertà emozionale.</strong></em></p>
<p><a title="Sbloccati! Manuale EFT in pdf" href="http://www.eftlab.it/sbloccati/"><img class="aligncenter" title="Sbloccati! Manuale EFT" src="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/06/Sbloccati-eft-pic.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a></p>
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		<title>devo-fare-per-forza-qualcosa</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 12:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT e comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[EFT per lo spirito]]></category>
		<category><![CDATA[ansia attività]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[azione]]></category>
		<category><![CDATA[paura solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[vuoto interiore]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’estate lo stacco dalle attività è stato particolarmente intenso. Niente lavoro, pochissimo pc, praticamente nessun collegamento ad internet ed il cellulare parcheggiato silenzioso in un cassetto. Credevo ci sarebbe voluto chissà quanto tempo per abituarmi all’assenza di qualcosa da fare ma in realtà, dopo 5 minuti, questa nuova vita era già parte di me. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quest’estate lo stacco dalle attività è stato particolarmente intenso. Niente lavoro, pochissimo pc, praticamente nessun collegamento ad internet ed il cellulare parcheggiato silenzioso in un cassetto. Credevo ci sarebbe voluto chissà quanto tempo per abituarmi all’assenza di <strong>qualcosa da fare</strong> ma in realtà, dopo 5 minuti, questa nuova vita era già parte di me. Non si è trattato di un periodo di <em>otium et vitium</em> (ozio e vizio), i ritmi erano regolari e le cose da fare sono state fatte senza procrastinazione. Al contrario di quanto pensassi, è stato un periodo senza ansia da <em>devo-fare-per-forza-qualcosa</em>, ovvero senza ansia da attività. E’ stato facile notare le differenze con lo stile di vita precedente e soprattutto è stata immediata la sensazione di distensione interiore. Questo mi ha fatto riflettere sulla differenza che passa tra l’<strong>azione</strong>, ovvero rispondere agli eventi nel momento nel quale si presentano, e l’<strong>attività</strong>, ovvero quella foga di dover essere costantemente impegnati fisicamente o mentalmente. I due termini possono essere confusi o considerati idealmente simili, ma spesso esprimono due qualità interiori esattamente opposte.<span id="more-779"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>azione</strong> è la risposta ad una determinata situazione. Hai fame, prepari da mangiare. Si rompe qualcosa, lo ripari. Ti chiedono di fare una commissione, ci vai. L’<strong>attività</strong> invece è svincolata dal contesto perché risponde ad un’altra esigenza: quella di calmare un’ansia, una paura. E’ qualcosa fine a se stessa e serve per <strong>evitare</strong> di trovarsi di fronte al silenzio, al vuoto interiore (“vuoto” non esprime un giudizio negativo, quanto una qualità dell’essere). Allora ti ritrovi a leggere qualsiasi cosa, navighi a caso su internet, inizi a fare qualcosa, poi qualcos’altro e poi altro ancora.. magari senza portare a termine nulla. Telefoni a mezzo mondo senza avere niente di particolare da dire ma solo per avere un po’ di compagnia. In una parola, <strong>eviti</strong>. L’essere continuamente attivi serve come valvola di sfogo per scaricare la tensione accumulata nei conflitti interiori, nelle frustrazioni e nelle paure, che non essendo affrontate direttamente, restano più o meno nascoste e vanno a formare quel “rumore di sottofondo” che genera l’irrequietezza dell’animo. Questa tensione dev’essere sfogata in qualche modo e così va ad alimentare l’attività. E’ un cane che si morde la coda. Ci si ritrova a guidare in modo aggressivo per la fretta di tornare a casa, senza peraltro aver nulla da fare una volta arrivati, oppure a spolverare per la centesima volta lo stesso mobile, che si consumerà prima di aver visto un altro granello di polvere. Oppure si lavora, sempre e costantemente, con lo scopo di riempire uno spazio e di consumare un po’ di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si vuole evitare, nella maggior parte delle volte, è la sensazione di perdita. Perdita della propria individualità, della (falsa) idea di controllo su se stessi e sugli altri, in poche parole, del proprio ego. O meglio, l’ego teme di perdere se stesso. Ma quello che in realtà si perde nell’attività, è quell’energia che potrebbe essere utilizzata nel momento dell’azione. L’azione convoglia le energie verso un obiettivo, l’attività le disperde nel nulla. L’azione ha un inizio ed una fine, l’attività si autoalimenta in modo incessante.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un modo per spezzare questo circolo vizioso? Le tecniche di <em>tapping</em> come l’EFT aiutano a portare a galla ed a risolvere i rumori di fondo, ma questa volta voglio proporti un’esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Hai mai provato a sederti qualche ora in un prato e stare semplicemente in contemplazione di ciò che ti circonda? Le piante, l’erba, gli insetti, gli animali, il vento, il sole.. e sentirti parte di questo, non come organismo isolato che osserva, ma semplicemente come appartenente al tutto. Liberare la mente dalla sua frenetica attività e dalle cose da fare, rilassare i muscoli e <strong>godere</strong> delle sensazioni di pace e tranquillità che nascono dentro. Intendo proprio questo, <strong>provare piacere per il qui ed ora</strong>. Il piacere di essere, di esistere e di far parte di tutto ciò che ti circonda. E’ qualcosa di autonomo, che ti appartiene e di cui sei “responsabile” perché nasce da te ed è per te. Nessun altro ne è coinvolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’attività si cerca di evitare questa sensazione, la sensazione di vuoto interiore, l’esperienza del qui ed ora. La si vuole evitare perché non la si conosce, perché toglie energia all’ego, all’individualità, con i quali si è totalmente identificati. Si teme di perdere il <strong>controllo</strong> su se stessi e sugli altri, ma questo controllo altro non è che un modo differente di esprimere la rigidità della mente e le proprie paure. Ma quando vivrai l’esperienza di cosa sia questa solitudine, di cosa significhi questo vuoto, se la ripeterai finché non la farai tua, allora sarà proprio quello l’istante dove ti accorgerai che abbandonando la falsa idea di potere, ne otterrai uno più ampio e concreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ironico, vero? Mettersi nella condizione di provare vuoto e solitudine fa vivere la sensazione di pieno ed appartenenza. E per farlo ti basterà andare in un prato poco frequentato e dimenticare a casa, per qualche ora, cellulare, computer, internet e tutto ciò che è “social”.</p>
<p>Matteo</p>
<p>______</p>
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		<title>Domani smetto!</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jul 2012 15:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT e comportamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Hai presente quando dovresti fare qualcosa ma non hai esattamente una gran voglia di iniziare? Bene.. mai come in questi casi mi vien voglia di dire.. per fortuna c’è EFT (la Tecnica li Libertà Emozionale)! Questa mattina avevo deciso di mettermi al pc e scrivere un nuovo articolo per EFT Lab. Avevo un paio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Hai presente quando dovresti fare qualcosa ma non hai esattamente una gran voglia di iniziare? Bene.. mai come in questi casi mi vien voglia di dire.. per fortuna c’è EFT (la Tecnica li Libertà Emozionale)! Questa mattina avevo deciso di mettermi al pc e scrivere un nuovo articolo per EFT Lab. Avevo un paio di argomenti che mi giravano per la testa da qualche giorno, e volevo metterli nero su bianco. Sono entrato nello studio, ho acceso il pc ed è sopraggiunta improvvisamente una sensazione di disagio che si è trasformata poi in una specie di ansia, di agitazione e di voglia di andare a fare quattro passi. Niente di particolarmente intenso, giusto una sensazione, ma abbastanza fastidiosa da farmi desistere dal sedermi al pc. <span id="more-766"></span>Obbedendo al disagio sono andato in camera per prepararmi ad uscire, quando mi sono fermato ed ho iniziato ad osservare ciò che stavo facendo. Stavo reagendo “meccanicamente” ad una sensazione, così mi sono fermato un attimo e mi sono messo in ascolto. Era come se la voglia di andare a fare un giro mi stesse dicendo “piuttosto che sedermi al pc, fai qualsiasi altra cosa”.. ed infatti ho fatto qualche cosa di diverso: ho iniziato a picchiettare. Nessuna parola, nessuna visualizzazione, nessun tentativo di darle una spiegazione.. semplicemente picchiettamento ed ascolto. Dopo due o tre giri di EFT è arrivata la frase “almeno oggi che è domenica, non sederti alla scrivania”. Ho continuato a picchiettare quello che restava della sensazione finché non è andata a zero e mi sono fermato un attimo sul “non sederti alla scrivania”. In effetti, solo l’idea di stare nello studio mi faceva tornare quella sensazione. Ho preso il pc e sono andato sul terrazzino e.. nessuna sensazione. Non ho scritto i due articoli che avevo in mente (li ho lasciati lì perché tanto non prevedo lobotomie nell’immediato futuro) ed ho messo nero su bianco questa esperienza.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto alcune considerazioni nascono spontaneamente:</p>
<p style="text-align: justify;">- non è detto che il fatto di procrastinare un’azione sia determinata dalla natura di “<em>homo procrastinator</em>” (l’evoluzione dell’<em>Homo Sapiens</em>), ma piuttosto per ogni reazione indesiderata (evitare di sedermi alla scrivania) andrebbe ricercato il suo attivatore (in questo caso l’immagine dello studio)</p>
<p style="text-align: justify;">- l’osservazione è la base essenziale di ogni tecnica/disciplina/qualsiasi cosa</p>
<p style="text-align: justify;">- EFT è incredibilmente fantastica anche nelle piccole cose del quotidiano</p>
<p style="text-align: justify;">- è ora di cambiare la disposizione dei mobili nello studio!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un saluto</p>
<p><em><strong>Matteo</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>p.s.</p>
<p>Hai letto l&#8217;articolo &#8220;<a title="La formula della libertà" href="http://www.eftlab.it/formula-della-liberta-di-scelta/">La formula della libertà</a>&#8220;? Credo che ti possa interessare <img src='http://www.eftlab.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /><br />
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		<title>EFT e lamentele</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 09:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT e comportamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla fine dell&#8217;articolo trovi un esempio di come utilizzare l&#8217;EFT e l&#8217;EFT generativa per equilibrare la tendenza alla lamentela. ..le cose non capitano mai per caso. Sono in biblioteca per definire una serata di presentazione sull&#8217;EFT quando mi casca l&#8217;occhio sul titolo di un libro: &#8220;Io non mi lamento&#8221; di Will Bowen. Raccolgo l&#8217;occhio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><em>Alla fine dell&#8217;articolo trovi un esempio di come utilizzare l&#8217;EFT e l&#8217;EFT generativa per equilibrare la tendenza alla lamentela.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">..le cose non capitano mai per caso. Sono in biblioteca per definire una serata di presentazione sull&#8217;<strong>EFT</strong> quando mi casca l&#8217;occhio sul titolo di un libro: &#8220;<strong><em>Io non mi lamento</em></strong>&#8221; di <em>Will Bowen</em>. Raccolgo l&#8217;occhio e pure il libro e lo prendo in prestito. Arrivato a casa non ho saputo resistere e l&#8217;ho sfogliato subito. L&#8217;idea di fondo del libro è molto semplice: vuoi migliorare la tua vita? Inizia smettendo di lamentarti! <span id="more-623"></span>La lamentela infatti, oltre ad essere un potente catalizzatore di sfighe ed un ottimo repellente sociale, porta a focalizzarsi su tutto ciò che c&#8217;è di negativo e come sai.. chi cerca trova! Così, da una lamentela si passa ad averne due, poi quattro, poi otto.. insomma, la lamentela si auto-riproduce e ti porta in un mondo dove tutto va per il verso storto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante si stia vivendo un momento particolarmente florido dal punto di vista della lagna, ci sono diverse ragioni per le quali la lamentela è pressoché inutile, le vedremo tra poco. Prima però un piccolo antidoto alla lagna cronica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ti accorgi che ti stai lamentando, chiediti: &#8220;Posso fare qualcosa per risolvere la questione?&#8221;<br />
- Se la risposta è <strong>SI</strong>, allora fai quello che devi dare, non occorre lamentarsi.<br />
- Se la risposta è <strong>NO</strong>, è comunque inutile lamentarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Ma se non mi lamentassi come farei a far valere i miei diritti?</em>” potresti obiettare. Qui va fatto un distinguo. Far valere i propri diritti o esprimere un disappunto sono una cosa, lamentarsi un’altra. Ti faccio un esempio: sei al ristorante, il cameriere ti porta la celebre minestra con la mosca dentro, solo che tu non l’avevi ordinata (la mosca). Puoi comunicare il tuo disappunto dicendo al cameriere “<em>Mi scusi, c’è una mosca nella mia minestra</em>.” e puoi far valere le tue ragioni chiedendogli di cambiartela, questo vuol dire mostrare disappunto e richiedere la riparazione del torto senza lamentarsi. Ma che dire di esclamazioni tipo: “<em>Ecco, capitano sempre tutte a me! Non basta che per portarmi il piatto tu ci abbia messo il pollice dentro, ci trovo pure una mosca! Voglio parlare col direttore, il proprietario, il presidente della repubblica.. non è giustoooooooo</em>”. Questo è un esempio di lamentela, oltretutto senza richiesta di riparazione del torto subito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se non occorre lamentarsi, perché farlo? Perché la lamentela è un atteggiamento che, durante l’infanzia, si è rivelato molto efficace per ottenere quello che si desiderava e per costringere le persone a comportarsi in un modo voluto (essere presi in braccio, ricevere il cibo, essere cambiati ecc..). Siccome quando non si hanno mezzi evoluti a disposizione si ricorre a quelli che in passato si sono dimostrati i più efficaci (e per un bambino la lamentela è uno strumento che garantisce una percentuale di successo altissima!), ecco che la lagna torna improvvisamente di moda.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ho scritto anche in <a title="Sbloccati! Manuale EFT in pdf" href="http://www.eftlab.it/sbloccati/">Sbloccati! il manuale di EFT</a>, le persone agiscono sempre verso il meglio, dunque quali sono i presunti vantaggi della lamentela? Ricevere approvazione, attenzioni e premure, infondere sentimenti di compassione nei propri confronti o sensi di colpa, così come evitare di fare qualcosa che non va di fare. Se per quest’ultimo punto ti rimando all’articolo <a title="La formula della libertà" href="http://www.eftlab.it/formula-della-liberta-di-scelta/">La formula della libertà</a>, per i precedenti ti faccio una domanda: “nell’ottica di una crescita personale e di una maturazione dei propri atteggiamenti verso una piena fase adulta, invece che cercare d’instillare comportamenti negli altri (dicasi anche manipolare), non sarebbe meglio chiedere direttamente?” Una sera per esempio, sei a casa tua e scopri di non aver nulla da mangiare. Potresti telefonare a casa dei tuoi genitori ed iniziare a lamentarti di quanto poco tempo tu abbia a disposizione per cucinare, di come tu ti debba accontentare di mangiare i piatti pronti acquistati al supermercato e di come questa alimentazione ti stia lentamente uccidendo. Cercheresti così di far nascere un senso di compassione e di ricevere un invito per la cena. Ma non sarebbe meglio chiedere semplicemente &#8220;posso venire a cena?&#8221;. Naturalmente qui sto sdrammatizzando un po&#8217;, ma l&#8217;abitudine alla lamentela è talmente diffusa che questi comportamenti non sono poi così improbabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Lamentarsi e soprattutto criticare, possono anche fornire l’errata impressione di aumentare la propria autostima ed il proprio valore. Se non si può diventare alti come gli altri, si può sempre tagliar loro qualche centimetro di gamba.. ti pare? Credo che non serva entrare nel merito di questo comportamento. La critica, soprattutto quando continuata, non porta ad ottenere un cambiamento di comportamento quanto piuttosto un irrigidimento delle rispettive posizioni. La critica conduce al conflitto, quindi è sicuramente meglio trovare un differente tipo di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la lamentela può essere giustificata nei casi dove si stia provando effettivamente un grande dolore (ma sono casi estremamente rari e circoscritti nel tempo), la critica è invece un comportamento totalmente inutile che avvelena i rapporti al posto di facilitarli. E c’è ancora una terza categoria di lamentele parimenti inutile: il pettegolezzo. Il pettegolezzo è l’evoluzione in negativo, della critica ed è utilizzato soprattutto quando non si ha nemmeno il coraggio di criticare apertamente una persona. E’ un attacco senza dare la possibilità all’altro di difendersi. Va da sé che il livello energetico di un pettegolezzo raschia il fondo del barile..</p>
<p style="text-align: justify;">Infine un ultimo appunto: comunicare sul piano della lamentela è molto facile, perché come hai visto, si trova ad un livello energetico generalmente molto basso e richiede un impegno davvero minimo. La comunicazione lagnosa è semplice ed immediata da intavolare ed è sempre corredata di argomentazioni nuove. Se ci fai caso, le persone che smettono di lamentarsi, soprattutto nei primi tempi, hanno molte meno cose da dire. Non è necessario infatti parlare a tutti i costi, piuttosto che lamentarsi è molto meglio stare zitti.</p>
<p style="text-align: justify;">In che modo EFT può esserci d’aiuto per limitare le lamentele? Puoi iniziare con un giro classico, del tipo<br />
<em><strong>Anche se mi lamento per il motivo X mi amo e mi accetto per quello che sono<br />
</strong></em> e continuare con frasi del tipo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Evito di lamentarmi, si vive meglio</strong></em><br />
<em><strong>E&#8217; più facile lamentarsi piuttosto che agire e prendersi la responsabilità<br />
</strong></em><em><strong>Spero ch qualcuno si metta in azione al posto mio<br />
Dietro la mia critica c&#8217;è l&#8217;emozione X</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">e lasciare emergere le principali ragioni che ti portano a lamentarti (evitare l’imbarazzo del silenzio, avere giustificazioni per non fare qualcosa, criticare gli altri per poca autostima ecc..) per poi continuare con qualche giro di <strong>EFT generativa</strong> del tipo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mi attivo e sono responsabile per le mie azioni</strong></em><br />
<em><strong>Sono autosufficiente ed ho tutto quello che mi serve per rispondere a questo evento</strong></em><br />
<em><strong>Mi piace prendermi cura di me</strong></em><br />
<em><strong>Trovo il lato positivo in tutto quello che accade</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma ti propongo anche un simpatico gioco. Il libro infatti è stato scritto per proporre alle persone di cercare di arrivare a non lamentarsi, criticare e spettegolare per 21 giorni consecutivi. A me quest’idea è piaciuta al punto da voler fare un vero e proprio concorso: “<a title="Io non mi lamento – Concorso EFT Lab" href="http://www.eftlab.it/io-non-mi-lamento-eft-lab/">Io non mi lamento</a>”. Clicca sull’immagine qui sotto per leggere di più.</p>
<p><a title="Io non mi lamento – Concorso EFT Lab" href="http://www.eftlab.it/io-non-mi-lamento-eft-lab/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-625" title="regolamento-io-non-mi-lamento" src="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/07/io-non-mi-lamento-postit-269x300.jpg" alt="" width="269" height="300" /></a></p>
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		<title>Il cacciatore di angurie &#8211; una storia sufi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 19:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT per lo spirito]]></category>
		<category><![CDATA[kopp]]></category>
		<category><![CDATA[krishnamurti]]></category>
		<category><![CDATA[se incontri il buddha per strada uccidilo]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[sufi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una storia Sufi racconta di un uomo che una volta, tanto tempo fa, vagando lontano dal suo paese, andò a perdersi nel mondo noto come Terra degli Sciocchi. Vide presto un certo numero di persone che fuggivano terrorizzate da un campo dove avevano cercato di mietere frumento. “C’è un mostro nel campo”, gli dissero, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una storia Sufi racconta di un uomo che una volta, tanto tempo fa, vagando lontano dal suo paese, andò a perdersi nel mondo noto come Terra degli Sciocchi.<br />
Vide presto un certo numero di persone che fuggivano terrorizzate da un campo dove avevano cercato di mietere frumento. “C’è un mostro nel campo”, gli dissero, ma egli guardò e vide che si trattava di un’anguria.<br />
Si offrì di uccidere il “mostro” per loro. Staccato il melone dal gambo ne tagliò una fetta e cominciò a mangiarla. La gente fu ancora più terrorizzata da lui di quanto non lo fosse stata dall’anguria. Lo cacciarono via con i forconi gridando: “Ucciderà noi dopo, se non ce ne liberiamo”.<span id="more-556"></span> Accade che in un altro giorno un altro uomo sperdendosi andò a finire nella Terra degli Sciocchi e le cose iniziarono alla stessa maniera. Quest’uomo, però, invece di offrire alla gente aiuto contro il “mostro”, fu d’accordo con loro nel giudicarlo pericoloso e allontanandosene in punta di piedi si guadagnò la loro fiducia. Trascorse con loro molto tempo nelle loro case finché non gli riuscì di insegnare a quella gente, a poco a poco, i fatti fondamentali necessari a renderli capaci non soltanto di non temere le angurie, ma persino di coltivarle.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">“<em>La Verità non libera le persone.</em>” Scrive Shedon Kopp nel suo <em>Se incontri il Buddha per la strada uccidilo</em> (Astrolabio editore) da dove ho preso questo racconto.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che la verità non liberi le persone quando è una verità raccontata, insegnata, che arriva dall&#8217;esterno. Ma come accade per la gente che vive nella Terra degli Sciocchi, se la verità scaturisce dall&#8217;esperienza personale, allora questa nasce da dentro e ti rende libero. Ed allora ti chiedo: ti serve un insegnamento o ti serve vivere esperienze?</p>
<p style="text-align: justify;">EFT è una tecnica per lasciare emergere le convinzioni ed i giudizi, prenderne consapevolezza ed integrarli. EFT è uno strumento e come tale puoi utilizzarlo per mille scopi differenti. A te la scelta..</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>La verità è quella forza, quell’intelligenza,</strong></em><br />
<em><strong>che ognuno ha dentro di sé.</strong></em><br />
<em><strong>Nessun altro al di fuori di noi stessi</strong></em><br />
<em><strong>potrà svelarla.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><em>- Jiddu Krishnamurti -</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Scarica gratis Sbloccati! il manuale sulle tecniche di libertà emozionale.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><a title="Sbloccati! Manuale EFT in pdf" href="http://www.eftlab.it/sbloccati/"><img class="aligncenter  wp-image-519" title="Sbloccati! Manuale EFT" src="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/06/Sbloccati-eft-pic.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a></p>
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		<title>Sbloccati! Manuale EFT in pdf</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2012 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ebook EFT]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[emotional freedom techniques]]></category>
		<category><![CDATA[manuale eft]]></category>
		<category><![CDATA[Sbloccati]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Sbloccati&#8221;, il manuale di EFT, è online. E&#8217; davvero un piacere per me poter condividere queste informazioni e spero che possano contribuire a liberarti da qualche &#8220;peso&#8221; inutile. Il titolo di questo ebook è l&#8217;augurio che ti rivolgo: ottenere con l&#8217;utilizzo di EFT, la tecnica di libertà emozionale, lo scioglimento di ciò che ti limita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Sbloccati&#8221;, il manuale di EFT, è online. E&#8217; davvero un piacere per me poter condividere queste informazioni e spero che possano contribuire a liberarti da qualche &#8220;peso&#8221; inutile.</p>
<p style="text-align: left;">Il titolo di questo ebook è l&#8217;augurio che ti rivolgo: ottenere con l&#8217;utilizzo di EFT, la tecnica di libertà emozionale, lo scioglimento di ciò che ti limita.</p>
<p style="text-align: left;">Sbloccati è un po&#8217; più di un manuale di EFT.. scaricarlo e scoprirai il perché.</p>
<p style="text-align: left;">Non mi resta che augurarti una buona lettura.</p>
<p>Matteo</p>
<p><span id="more-503"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-518" title="Sbloccati-eft" src="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/06/Sbloccati-eft-pic2.jpg" alt="" width="200" height="284" /></p>
<p style="text-align: center;">Inseirsci la tua mail ed il tuo nome e scarica Sbloccati! il manuale di EFT</p>
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		<title>Prima di dare dello stupido ad un bambino, leggi qui!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT e relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[autoimmagine]]></category>
		<category><![CDATA[bambino interiore]]></category>
		<category><![CDATA[eft generativa]]></category>
		<category><![CDATA[etichettare]]></category>
		<category><![CDATA[profezia autoavverante]]></category>
		<category><![CDATA[Rosenthal]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ chiamata “profezia autoavverante” ma non lasciarti forviare dal nome, non si tratta di una nuova formula esoterica, quanto piuttosto di una ricerca su come il comportamento delle persone tenda ad adeguarsi al modo nel quale vengono “etichettate” (e trattate&#8230;). Uno degli studi più conosciuti è quello di Robert Rosenthal. Egli sottopose un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ chiamata “profezia autoavverante” ma non lasciarti forviare dal nome, non si tratta di una nuova formula esoterica, quanto piuttosto di una ricerca su come il comportamento delle persone tenda ad adeguarsi al modo nel quale vengono “etichettate” (e trattate&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli studi più conosciuti è quello di <em>Robert Rosenthal</em>. Egli sottopose un gruppo di alunni di una scuola elementare californiana ad un test di intelligenza. Successivamente selezionò, in modo casuale e senza rispettare l&#8217;esito e la graduatoria del test, un numero di bambini definiti arbitrariamente “alunni molto intelligenti”. Gli altri alunni vennero definiti “normali”.<span id="more-490"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di un anno Rosenthal verificò attraverso un secondo test d’intelligenza che nel gruppo di bambini definiti “intelligenti”, l’incremento del quoziente intellettivo era migliorato nell’80% dei ragazzi contro il 30% di incremento nel gruppo di allievi definiti “normali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa dimostra questo esperimento? Dimostra che tendenzialmente l<strong>e persone tendono a conformarsi al modo con le quali vengono “viste”</strong>. Quando crei un’etichetta e la appiccichi a qualcuno, lo stai informando sul tipo di comportamento da manifestare per entrare in relazione con te. Per banalizzare, immagina di avere una scatola senza scritte, il cui contenuto possa cambiare a seconda di quello che tu scriverai sulla scatola. Vuoi dei pomodori? Scrivi sulla scatola “contiene pomodori” e quando la aprirai ce li troverai dentro. Vuoi uno stupido? Scrivi “sei uno stupido” e sarai accontentato! Vuoi un intelligente? Ormai hai imparato come si fa.. metti la scritta “intelligente inside” sulla scatola ed il gioco è fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">E nei confronti di un bambino cosa accade? Con lui tutto è amplificato! I messaggi di ritorno che riceve dagli adulti (<em>feedback</em>) sono fondamentali proprio perché sta iniziando a costruire l’immagine che ha di se stesso. Questa immagine sarà in linea con le varie etichette che avrà ricevuto, quindi ti chiedo: sapendo che ti basta “riconoscerlo”, come vorresti che crescesse? Sicuro di sé? Bene! Supportalo, fidati di lui, complimentati con lui, mostragli le cose che ha fatto bene e non solo le cose da migliorare. Trattalo come una persona capace e se davvero ha bisogno di un aiuto per fare qualcosa.. fallo insieme a lui sapendo che presto autonomo!</p>
<p style="text-align: justify;">Hai notato una cosa? “<em><strong>Come vorresti che crescesse</strong><strong>?</strong></em>” è una domanda adatta sia che si parli fisicamente di un bimbo, sia che ci si riferisca metaforicamente al <strong>bambino interiore</strong>. E qui arriva il bello.. Perché l’immagine che abbiamo di noi stessi non è una statua di marmo ma è qualcosa che varia costantemente. Certo, il punto di partenza è importante, ma c’è <span style="text-decoration: underline;"><strong>sempre</strong></span> la possibilità di intervenire abbondantemente. Abbiamo due scelte: essere “passivi” ed accettare che comportamento e personalità siano determinate per la maggior parte da come gli altri ci vedono, oppure essere “attivi” e far si che comportamento e personalità siano il frutto di come NOI decidiamo di essere. Le opinioni delle altre persone conteranno sempre, ma saranno meno importanti di ciò che pensiamo noi di noi stessi. Il bambino, quello interiore, matura quotidianamente ed impara che può vivere sia adattandosi all’ambiente circostante, sia adattando l’ambiente alle proprie esigenze. Ovviamente, con un occhio sempre puntato all’ecologia del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed <strong>EFT</strong>? Può essere utile? Assolutamente si! Prima di tutto ci sono le etichette da scollarsi di dosso. Tutta roba che ci hanno messo o che ci siamo incollati da soli! Ora non servono più, ed in questo EFT è un portento!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Poi servirà per alimentare (<strong>EFT generativa</strong>) ciò che ti abilita a fare, ovvero quello che dà la forza di concretizzare i tuoi progetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ancora <strong>EFT</strong> è fondamentale per eliminare tutti quei “commenti” autosabotanti che popolano la mente quando la confidenza nelle nostre capacità non è al 100%. Hai presente le vocine che ti dicono “non puoi”? Ecco.. proprio quelle!</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi resta che augurarti un buon divertimento nel liberarti dalle etichette che non ti rappresentano più (o che non ti hanno mai rappresentato)!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo<br />
_______________<br />
</em></strong></p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><em>o</em></strong></p>
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		<title>EFT e masturbazione femminile: liberarsi dai blocchi &#8211; Intervista a Paola Vaccai</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 07:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT e sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[blocchi sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[credenze limitanti]]></category>
		<category><![CDATA[EFT]]></category>
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		<category><![CDATA[masturbazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[maturità sessuale]]></category>
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		<category><![CDATA[rosso limone]]></category>
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		<category><![CDATA[senso di colpa]]></category>
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		<category><![CDATA[sessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[La masturbazione, ed in particolare quella femminile, è un tema considerato ancora come un tabù da molte persone, soprattutto donne. Educate a considerarla una pratica disdicevole e non adatta a delle brave ragazze, per molte l’argomento resta ancora oggi “intoccabile”. Ma il tema della masturbazione è incredibilmente ampio ed i suoi risvolti sono a volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La masturbazione, ed in particolare quella<strong> </strong>femminile<strong>,</strong> è un tema considerato ancora come un tabù da molte persone, soprattutto donne. Educate a considerarla una pratica disdicevole e non adatta a delle brave ragazze, per molte l’argomento resta ancora oggi “intoccabile”. Ma il tema della masturbazione è incredibilmente ampio ed i suoi risvolti sono a volte più importanti di quanto non si creda. Non solo perché la questione si intreccia con argomenti come la repressione della sessualità, i sensi di colpa, ecc.. ma anche per gli aspetti legati all’accettazione di se stesse o al sentire l’intero corpo come qualcosa che possa dare piacere (e non solo i genitali).</p>
<p style="text-align: justify;">La questione interessa ovviamente entrambi i sessi ma sicuramente l’aspetto femminile è quello che ancora oggi paga gli effetti del “buon costume”. <span id="more-458"></span>E chi meglio di una donna può parlare di donne? Per affrontare questo argomento ho quindi contattato un’amica, <strong>Paola Vaccai</strong>, naturopata ed operatrice olistica, nonché consulente per “Rosso Limone”, azienda che opera nel settore erotismo rivolgendosi in modo specifico alle donne. E’ nata così una piccola intervista.</p>
<p align="center">___</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo &#8211; </em></strong>Ciao Paola, il tema di queste domande lo conosci ed è legato alla masturbazione femminile, ai tabù che ancora la circondano ed al motivo per il quale è opportuno liberarsi da qualche convinzione “un po’ troppo” limitante. Secondo te, come sta evolvendo la consapevolezza riguardo alla masturbazione, dalle generazioni precedenti a quelle di oggi?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> – Ciao Matteo, oggi rispetto al passato c’è sicuramente una curiosità e un’attenzione più esplicita riguardo alla masturbazione, e se ne parla un po’ di più. Non sono certa si possa definire “evoluzione”, comunque sia un cambiamento c’è, anche se in Italia sta avvenendo molto, molto lentamente rispetto ad altri paesi europei. Con un occhio al passato non tanto remoto, la donna che provava piacere durante il rapporto sessuale veniva considerata una peccatrice, doveva avere rapporti sessuali solo finalizzati alla procreazione, e guai se restava incinta senza essere sposata. Vorrei  inoltre ricordare che in Italia il reato di violenza sessuale è stato commutato in reato contro la persona solo negli anni ottanta, prima era considerato reato contro la morale&#8230; questo la dice lunga riguardo alla considerazione della donna nella società italiana. In materia di autoerotismo la disinformazione è ancora ampia per entrambi i sessi, con la differenza che gli uomini hanno un po’ meno convinzioni limitanti in merito alla masturbazione, rispetto alla donna</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – In base all’esperienza che hai come operatrice olistica e come consulente della Rosso Limone, quanto incide ancora questo tabù sulla vita delle donne, sul loro rapporto con se stesse e nei confronti della loro vita sessuale?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> –  Incide moltissimo: masturbarsi, provare un piacere che ci siamo procurate da sole, o anche prendersi del tempo da dedicare al nostro benessere, quando non è considerato un tabù, è considerato di poca importanza, prima vanno avanti i figli, il partner, il lavoro, la casa, i genitori anziani, ecc… Le credenze limitanti in questo campo sono molte, variano da donna a donna, in base all’età,  all’educazione ricevuta, alla cultura personale. Alcune donne ritengono che la masturbazione, là dove non è considerata “peccaminosa”, sia immorale, oppure avvilente, considerata da altre una sorta di perversione. Altre invece non la praticano perché “non necessaria” dal momento che vivono in coppia, altre, e sono molte, non si masturbano perché non si piacciono, altre ancora perché non sanno come si fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – In che modo toccarsi per provare piacere può aiutare a conoscere meglio il proprio corpo ed avere un atteggiamento più “rilassato” anche nei confronti della propria femminilità e di come ci si pone nei confronti dell’altro sesso? Ovvero che benefici ne trae la sensualità e la sessualità?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> – Masturbarsi vuol dire conoscere il proprio corpo, avere consapevolezza di cosa piace o non piace: questo è fondamentale per avere una buona sessualità sia individuale sia in coppia, dato che il partner non può sapere cosa ci piace davvero se non glielo diciamo, e noi non possiamo dirglielo se prima non lo abbiamo imparato! Ma toccarsi è anche importante per guardare il nostro corpo con un occhio diverso: ogni parte del corpo può essere fonte di piacere e meraviglia, la pelle è il nostro organo più esteso, fonte di numerosi ricettori che, stimolati in vari modi, ci donano benessere, o rilassatezza, o piacere intenso, fino all’orgasmo. Scoprirsi in questo senso, attraverso il piacere che ci siamo procurate, infonde sicurezza, ci aiuta a scoprire tutta la bellezza dell’essere donna. Come consulente di Rosso Limone posso affermare che il raggiungimento del piacere e la conoscenza del proprio corpo possono essere molto agevolati attraverso l’uso di giochi e oggetti sessuali: alcuni nostre zone erogene sono situate all’interno dei genitali, non facili da raggiungere, per cui l’uso di alcuni strumenti di piacere, con forme appositamente studiate, agevola l’autoerotismo e la scoperta del nostro corpo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – Donne educate a pensare che masturbarsi sia un “peccato”, potrebbero essere portate a ritenere  di non poter cambiare. In poche parole l’obiezione “è troppo tardi, ormai sono troppo vecchia” è vera? C’è davvero un limite d’età? O forse è solo l’abitudine unita alla paura che aprirsi ad un nuovo modo di vivere se stesse, il proprio corpo ed il contatto con l’altro, possa creare situazioni che non saranno in grado di gestire?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> – Il cambiamento fa spesso paura, lo abbiamo ben imparato con l’approfondimento di alcune tecniche di psicologia energetica come E.F.T.! In realtà la sessualità accompagna l’essere umano dal primo giorno di vita fino alla fine, perciò non è mai troppo tardi per scoprire il proprio piacere, a questo proposito vorrei ricordare che i &#8220;<strong>diritti sessuali e riproduttivi</strong>&#8221; sanciti come Diritti Umani Fondamentali dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1994 e ratificati da 180 paesi, tra cui l&#8217;Italia, comprendono il diritto di tutte le persone, libere da coercizione, discriminazione e violenza, a standard il più elevati possibile di salute in relazione alla sessualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tornare alla tua domanda le implicazioni psicologiche sono notevoli, ma notevole è anche la cattiva informazione, specie quella che passa attraverso alcuni media, che inducono a pensare che la menopausa sia una malattia, che sia implicita la secchezza vaginale, che prima o poi necessitiamo di assorbenti per l’incontinenza: tutte falsità ovviamente, ma il bombardamento mediatico è così forte, e la cattiva informazione così imperante che molte donne vivono questo passaggio naturale, che è la menopausa, come un momento tristissimo della loro vita, anziché come un memento di cambiamento verso una nuova consapevolezza non solo sessuale! Le credenze limitanti a questo punto hanno campo libero, direi che prendono proprio la residenza nel nostro sistema energetico! Se si tratta di donne che non sono mai state abituate all’autoerotismo, se la loro vita sessuale è stata mal vissuta durante l’età fertile, sono indotte a rinunciarvi del tutto dopo la menopausa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – Quali benefici può portare, secondo te, una maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle sensazioni che questo può dare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> –  Il sesso è vita, gli stimoli volti al piacere sessuale sono presenti fin dalla nascita, perché ignorarli? Una vita sessuale appagante individuale è fonte di benessere a vari livelli: sul piano psichico aumenta l’autostima, infonde sicurezza, dona rilassamento; aspetti che poi si riflettono sul piano fisico (mente sana in corpo sano), e anche estetico… qui si potrebbe aprire un capitolo enorme da trattare!! E, come ho già accennato, migliora moltissimo la vita sessuale della coppia, sia essa etero che omosessuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – A questo punto ti chiedo: secondo te masturbarsi è naturale?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> –  E’ naturale, impariamo osservando gli animali che la praticano ogni qualvolta ne sentono il bisogno, ma anche i neonati, che iniziano l’esperienza del sesso attraverso la suzione, la minzione e il rilascio delle feci.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla mia esperienza credo che oltre che naturale, sia un aspetto da incentivare. I modi sono tanti, ma il primo è sicuramente la corretta informazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – Ci sono delle credenze che pensi andrebbero trasformate?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> –  Si ci sono… e la loro trasformazione è parte del lavoro che svolgo attraverso la psicologia energetica,  che a sua volta mi è utile per rendere le riunioni di Rosso Limone un momento speciale non soltanto molto divertente, ma anche momento di crescita personale mia e delle partecipanti, e un momento di autentica “sorellanza”, dove i pregiudizi e i giudizi vengono pian piano lasciati da parte. Le credenze più comuni riguardano il piacersi: si è convinte di non essere belle, di essere piene di difetti, troppo grasse, troppo magre, troppo basse, troppo alte… ci guardiamo con gli occhi degli stilisti che usano modelle scheletriche e altissime,  molto lontane dalle donne “vere”, ci osserviamo con occhiali bugiardi, perché intrisi di convinzioni che limitano il nostro benessere e la nostra salute sessuale. Questo vale anche per le convinzioni culturali, religiose, apprese in famiglia: una credenza o, in questo caso, un pensiero comune,  è “se mi vedesse mio padre (mia madre, mia nonna, la mia insegnante, ecc.) mentre mi sto toccando…” ed ecco che la vergogna assale, ci fa sentire sporche, o “poco perbene”. Altre convinzioni  sono legate al commettere peccato: anche se è palese che la masturbazione non rende cieche, “lì” è peccato toccarsi, per cui alcune donne evitano del tutto l’autoerotismo oppure lo vivono con molti sensi di colpa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – Se una donna volesse approfondire con te la questione, come può contattarti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> –  Sono contattabile per mail (<em>N.d.R. paola.firenze@rossolimone.com</em>), su facebook, per telefono, su e vari siti dove ci sono elenchi di operatori di psicologia energetica come eft-italia e eftlab…  un pochino di pazienza e rispondo sempre!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo</em></strong> – Ti ringrazio per la disponibilità e per le risposte, e buon lavoro con la &#8220;Rosso Limone&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola</em></strong> &#8211; Grazie a te per questa splendida opportunità e grazie per la tua sensibilità</p>
<p align="center">___</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi resta che augurarti una buona “nuova” esperienza di te, che in questo caso sarà anche molto piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo</p>
<p>_______</p>
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<p style="text-align: center;"><a title="The Dream - Picasso" href="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/05/eft-masturbazione-femminile1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-461" title="eft-masturbazione-femminile" src="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/05/eft-masturbazione-femminile1.jpg" alt="The dream - Picasso" width="300" height="300" /></a><span style="font-size: x-small;"><em>The Dream &#8211; Picasso</em></span></p>
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		<title>La formula della libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 05:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT e comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[decidere]]></category>
		<category><![CDATA[dovere]]></category>
		<category><![CDATA[formula decidere]]></category>
		<category><![CDATA[formula della libertà]]></category>
		<category><![CDATA[funzione libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di scelta]]></category>
		<category><![CDATA[volere]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita di dover fare qualcosa controvoglia e che questo &#8220;dovere&#8221; non lasci esattamente un grande spazio alla sensazione di libertà. In questi casi la Formula della Libertà ti sarà utile. Si tratta di una funzione logica molto semplice ma estremamente potente! Prendiamo un esempio: devi accompagnare tua suocera al pellegrinaggio domenicale e non sei esattamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita di dover<strong style="text-align: justify;"></strong> fare qualcosa controvoglia e che questo &#8220;<strong>dovere</strong>&#8221; non lasci esattamente un grande spazio alla sensazione di libertà. In questi casi la <strong>Formula della Libertà</strong> ti sarà utile. Si tratta di una funzione logica molto semplice ma estremamente potente!</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo un esempio: devi accompagnare tua suocera al pellegrinaggio domenicale e non sei esattamente entusiasta della cosa.</p>
<p><strong>Passo 1 – Trasforma i “DEVO” in “VOGLIO”</strong></p>
<p align="center"><em>(Esempio) DEVO accompagnare mia suocera &#8212;&gt; VOGLIO accompagnare mia suocera.</em></p>
<p><strong>Passo 2 – Poni la frase in forma interrogativa e rispondi alla domanda.</strong></p>
<p align="center"><em>(<em>Esempio</em>) Voglio accompagnare mia suocera?<span id="more-439"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Se le risposta è <strong>SI</strong>, benissimo, <strong>fallo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se la risposta è <strong>NO</strong>, passa alla domanda di verifica: “<strong>Se non lo faccio, mi stanno bene le conseguenze?</strong>”</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio tua suocera potrebbe toglierti il saluto a vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la risposta è “<strong>NO</strong>, non sono pronto a tanto” allora <strong>fallo!</strong> Accompagnala, eviterai il peggio nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la risposta è “<strong>SI</strong>, sono anni che attendo questo momento” allora <strong>non farlo!</strong> Non accompagnarla, il peggio è nel presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è la <strong>Formula della Libertà</strong> schematizzata:</p>
<p><a href="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/04/formula-della-liberta-EFTLab.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-440" title="formula-della-liberta-EFTLab" src="http://www.eftlab.it/wp-content/uploads/2012/04/formula-della-liberta-EFTLab.jpg" alt="Formula della Libertà - EFT Lab" width="550" height="550" /></a></p>
<p>Buona libertà,</p>
<p>Matteo</p>
<p>______</p>
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		<title>Utilizzare EFT e Logosintesi per la riabilitazione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[EFT per il corpo]]></category>
		<category><![CDATA[eft fratture]]></category>
		<category><![CDATA[emotional freedom techniques]]></category>
		<category><![CDATA[frattura]]></category>
		<category><![CDATA[guarire fratture velocemente]]></category>
		<category><![CDATA[logosintesi riabilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[riabilitazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa, avevo sentito dell’utilizzo di EFT e Logosintesi per accelerare il lavoro di riabilitazione dopo una frattura ossea. Volevo verificare gli effettivi benefici ma non riuscivo a trovare un volontario che si prestasse alla sperimentazione. Così, come spesso accade, non mi è rimasta altra scelta che immolarmi alla “scienza”. Dopo un’attenta ricerca ho trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tempo fa, avevo sentito dell’utilizzo di EFT e Logosintesi per accelerare il lavoro di riabilitazione dopo una frattura ossea. Volevo verificare gli effettivi benefici ma non riuscivo a trovare un volontario che si prestasse alla sperimentazione. Così, come spesso accade, non mi è rimasta altra scelta che immolarmi alla “scienza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un’attenta ricerca ho trovato un energumeno specializzato in questo genere di “interventi” e ci siamo accordati per una bella frattura del metacarpo della mano destra. Lavoro svolto ottimamente dato che per sistemare la frattura è stato necessario applicare una placca e cinque viti. Sette settimane dopo la frattura, è iniziato il percorso di riabilitazione e con esso la sperimentazione con EFT e Logosintesi.<span id="more-407"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla prima seduta mi è stato detto che per le condizioni nelle quali si trovava la mano, per il lungo periodo trascorso immobilizzata e per il tipo di operazione effettuata, sarebbero serviti tempo e pazienza. Insomma, si partiva con un ciclo di 10 incontri e poi si sarebbe valutato l’eventuale prosieguo. Non serve dirti che la prima cosa che ho “picchiettato” è stata proprio la diagnosi o meglio la “sentenza” ricevuta, la figura della riabilitatrice, il tono della sua voce, le fantasie legate alle sue parole ecc..</p>
<p style="text-align: justify;">Nel praticare gli esercizi riabilitativi, ho iniziato a sentire quello che non andava nella mano. Per aiutarmi a focalizzare meglio la percezione, ho iniziato a picchiettare in modo generico, utilizzando frasi come “<em>quello che impedisce alla mano di muoversi</em>”, “<em>questa sensazione nella mano</em>”, “<em>quello che impedisce al dito di piegarsi</em>” ecc&#8230; Man mano che picchiettavo, la sensazione “strana” diventava sempre più chiara. Alla fine ho individuato i diversi “oggetti” che impedivano i movimenti. Il primo l’ho definito come una guaina di gomma nera che fasciava le giunture, il secondo come una fascia di plastica bianca e rigida che non si tendeva, mentre il terzo era come una placca di metallo che impediva al dito di stendersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono quindi dedicato ad ogni singolo “blocco”, continuando a picchiettare per definirlo e posizionarlo meglio all’interno della mano, quindi ho utilizzato le tre frasi di Logosintesi come un bisturi per terminare il lavoro. Definivo molto bene con EFT le sensazioni che provavo nella mano come se fossero oggetti e con Logosintesi le integra vo. Le prime due frasi le utilizzavo direttamente sul blocco, ad esempio recuperando tutta la mia energia contenuta nella fascia bianca tra le dita (questa era una delle sensazioni), mentre la terza frase era del tipo “<em>recupero tutta la mia energia legata alla sensazione di immobilità causata dalla fascia di plastica ecc..</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro è stato sistematico, prima parte di esercizi, poi picchiettavo i blocchi che sentivo, poi terminavo gli esercizi. Ho utilizzato molto EFT anche in modo generativo per amplificare la sensazione di “vita”, rigenerazione e mobilità della mano. Immaginavo di aprirla e chiuderla normalmente e picchiettavo sia per dar forza a questa realtà, sia per lasciare andare ogni dubbio in proposito.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultati della ricerca: già alla seconda seduta l’andamento della riabilitazione è stato definito come ottimale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al terzo incontro l’affermazione della riabilitatrice è stata “è la seconda volta in vita mia che vedo un recupero così veloce” e lì le ho spiegato che stavo utilizzando anche altre tecniche per lavorare su blocchi e convinzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Al quarto incontro non sapevano che esercizi farmi fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quinto ed ultimo incontro è durato 5 minuti e si è concluso con l’affermazione “Cosa vieni a fare? Sei perfettamente guarito.”</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire? Esperimento pienamente riuscito e con grande soddisfazione!</p>
<p style="text-align: justify;">P.s.</p>
<p style="text-align: justify;">A chi volesse replicare l’esperimento, consiglio di iniziare trattando l’incidente ed il trauma e subito dopo dalla figura dei medici, i vari responsi ricevuti, l’esperienza in ospedale ecc.. Anche le letture fatte per informarsi e le diverse convinzioni sui tempi di recupero considerati “normali” andrebbero abbondantemente picchiettate. In ospedale è capitato mi citassero alcune statistiche, peccato che poi abbia scoperto che erano state fatte su soggetti anziani ed io abbia 38 anni.. no comment, si picchiett!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Sui commenti di amici e parenti andrebbe scritto un libro a parte. Nonostante le indubbie “buone” intenzioni (con le quali lastricare autostrade per l’inferno), utilizzano spesso modalità di supporto poco efficaci. Frasi del tipo: “te lo sei cercato, adesso vedrai che ti ci vorrà un bel po’ di tempo” oppure “ah, vedrai.. a mio cugino è successo lo stesso e c’è voluto più di un anno per recuperare”. Sono modi standard per augurare una pronta guarigione ma che hanno spesso lo spiacevole effetto di allontanarla. Dopotutto l’avevano detto che al cugino era successo lo stesso e c’era voluto una vita per rimettersi!</p>
<p style="text-align: justify;">Buona “miracolosa” ripresa con EFT!</p>
<p style="text-align: justify;">______</p>
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